All’alba di quel martedì 25 luglio del 2000, la città di Parigi e il suo aeroporto si risvegliano come sempre, per affrontare un nuovo giorno.
Ma nessuno sa se sarà un giorno uguale a tutti gli altri o se porterà qualche novità, perché la vita dell’uomo è costellata da eventi assolutamente imprevedibili, ai quali non ci si può preparare.
Una tragica pagina di storia ufficiale, di cui sono portavoce radio, televisione e giornali viene ricostruita da un’angolazione particolare, nei suoi riflessi privati, dall’interno di molteplici, semplici giornate di vita quotidiana, di gente comune, l’anima che più conta.
Gabriele Tristano Oppo è nato a Oristano. Laureato in Medicina e Chirurgia all’Università di Cagliari. Specialista in Ostetricia e Ginecologia e in Medicina Legale. Libero docente di Clinica Ginecologica presso l’Università di Modena. Primario del reparto di ginecologia dell’Ospedale di Arezzo fino al 1992.
Ha pubblicato più di centotrenta contributi scientifici originali su varie Riviste italiane e straniere. La sua attività letteraria è stata apprezzata in occasione di numerosi concorsi di poesia, ottenendo diverse segnalazioni e premi.
Socio fondatore e Presidente dal 1997 dell’Associazione degli Scrittori Aretini “Tagete”.
Ha pubblicato:
Il coraggio e i giorni, poesie (La Felce, Modena 1966); Countdown, poesie americane (Lodigraf, Lodi 1971); Se un’estate la solitudine..., racconti (Piccolo Teatro, Arezzo 1980); Il tuo essere donna, poesie (Lalli, Poggibonsi 1988); Storie di genetica ambiguità, due romanzi brevi (Solfanelli, Chieti 1992); Poker di donne, racconti (Tabula fati, Chieti 1997); Il rischio di amare, romanzo (Tabula fati, Chieti 1998); Pietro Aretino, saggio (Centro Studi Aretini, Arezzo 1998); Andrea Cesalpino, saggio (Centro Studi Aretini, Arezzo 1998); D’Annunzio e la terra d’Arezzo, saggio (Centro Studi Aretini, Arezzo 1998); Poesie per la memoria di un giorno, poesie (Centro Studi Aretini, Arezzo 1998); Giramondo, poesie (Alberti Editore, Arezzo 2001); D’Annunzio e la Sardegna, saggio (Accademia Casentinese di Lettere ed Arti, Borgo alla Collina 2002); Una donna tra due divise, romanzo (Tabula fati, Chieti 2002); Due colpi di pistola e Intrigo diplomatico a Londra, due commedie in tre atti (Ed. Le Maschere, Arezzo 2003); Barbarella. Il grande romanzo d'amore di Barbara Leoni e Gabriele d’Annunzio, romanzo storico (Tabula fati, Chieti 2004); Gli aretini nella storia dell’arte medica, saggio (Centro Studi Aretini, Arezzo 2004); L’arpa celtica, romanzo (Schifanoia Editore, Ferrara 2005); Morte in do minore, musical thriller (Edimond, Città di Castello 2006); Telefoninovelas. Viaggio attraverso l’Italia dei cellulari, racconti (Edimond, Città di Castello 2006); Fatale appuntamento a Parigi, romanzo (Tabula fati, Chieti 2007).
Gabriele Tristano Oppo
FATALE APPUNTAMENTO A PARIGI
Presentazione di Maria Pia Nervegna
edizioni Tabula fati
[ISBN-88-7475-096-X]
Pagg. 192 - € 9,00
http://www.edizionitabulafati.it/fatale.htm
sabato 31 marzo 2007
domenica 11 marzo 2007
Novità editoriale: BUIO A STROMBOLI di Ugo Amati
Nei giorni di scirocco la vita nelle Eolie era invivibile. Dal vulcano salivano di tanto in tanto suoni lunghi e sgraffiati, boati intercalati da voci rauche, come se là sotto, a discutere, ci fossero uomini dalle gole di pietra. La gente si chiudeva in casa ed usciva solo quando il vento si calmava. L’arcipelago, nell’insieme, era sfocato.Non se ne vedevano i contorni, come se non ci fosse più nè alto nè basso, nè destra nè sinistra. Per quindici giorni, prima che accadesse quello che dirò, che non accadde, perchè lo vidi in sogno, ma è come se fosse accaduto, fu scirocco e sempre scirocco.
Ugo Amati è vissuto in Francia dove è stato in analisi con Jacques Lacan e dove ha lavorato presso la clinica La Borde diretta da Jean Oury.
Psichiatra, psicanalista, è autore di numerose opere sui processi della creazione estetica e sullo spazio della follia. Alcune sue opere sono state tradotte e pubblicate all'estero. Vive e lavora a Roma.
Tra le sue opere: Lo spazio della follia (Bertani, Verona 1974), L'uomo e le sue pulsioni (Melusina, Roma 1994), Arte, terapia e processi creativi (Borla, Roma 1996), L'anoressia dello spazio (Borla, Roma 1999), Gnosi e psicanalisi (Borla, Roma 2002), La psichiatria negata (Borla, Roma 2003), La pulsione di Orfeo (Borla, Roma 2004), La luce. Dialogo tra uno psichiatra e un pittore (Il Veliero, Pesaro 2007), Se Freud si fosse fermato a Rimini (Alpes, Roma 2006).
Ugo Amati
BUIO A STROMBOLI
Presentazione di Paola Staffioti e Hans Rahtz
Edizioni Tabula fati 2007
[ISBN-88-7475-117-6]
Pagg. 144 - € 9,00
http://www.edizionitabulafati.it/buioastromboli.htm
venerdì 2 febbraio 2007
Recensione di Renzo Montagnoli
Dopo le prime pagine avevo tratto la convinzione di trovarmi di fronte a un romanzo che aveva attinto ispirazione dal celeberrimo Moby Dick o da qualche narrazione di Joseph Conrad. In effetti sono presenti elementi che convaliderebbero questa mia impressione: la ricerca spasmodica di un’isola misteriosa, un sogno/incubo del capitano Beltramino divorato da questa ossessione, le lunghe giornate a bordo, ripetitive, tranne quando le forze della natura si scatenano, la descrizione intensa dell’equipaggio, di rudi uomini di mare visti dagli occhi stupiti del giovane mozzo al suo primo imbarco.
E invece Istanbul Bound è un romanzo dotato di propria autonomia ed è la descrizione di un viaggio, effettuato nell’imminenza della seconda guerra mondiale, da Massa a Istanbul, località a cui la nave non arriverà mai in un finale del tutto imprevedibile, ma frutto di una geniale invenzione dell’autore che, nelle ultime pagine, ha profuso a piene mani un’indubbia eccellente creatività. Del resto, anche prima, ci sono delle felici intuizioni, una sorta di stacchi temporali che evitano che la narrazione possa appiattire, così che il lettore abbia a godere un po’ di rilassamento, astraendolo momentaneamente da una lenta, ma crescente suspence. In effetti, come ne Il deserto dei tartari, si ha viva l’impressione che da un momento all’altro la quasi noiosa calma apparente possa subire un’improvvisa lacerazione, come accade poi alla fine.
Ben scritto, con un’analisi accurata dei personaggi, con delle riflessioni e approfondimenti di pregevole livello (raccomando di leggere con attenzione quella relativa alla guerra), Istanbul Bound è un romanzo che merita di essere letto.
Renzo Montagnoli
http://www.arteinsieme.net/renzo/index.php?m=31&det=1699
E invece Istanbul Bound è un romanzo dotato di propria autonomia ed è la descrizione di un viaggio, effettuato nell’imminenza della seconda guerra mondiale, da Massa a Istanbul, località a cui la nave non arriverà mai in un finale del tutto imprevedibile, ma frutto di una geniale invenzione dell’autore che, nelle ultime pagine, ha profuso a piene mani un’indubbia eccellente creatività. Del resto, anche prima, ci sono delle felici intuizioni, una sorta di stacchi temporali che evitano che la narrazione possa appiattire, così che il lettore abbia a godere un po’ di rilassamento, astraendolo momentaneamente da una lenta, ma crescente suspence. In effetti, come ne Il deserto dei tartari, si ha viva l’impressione che da un momento all’altro la quasi noiosa calma apparente possa subire un’improvvisa lacerazione, come accade poi alla fine.
Ben scritto, con un’analisi accurata dei personaggi, con delle riflessioni e approfondimenti di pregevole livello (raccomando di leggere con attenzione quella relativa alla guerra), Istanbul Bound è un romanzo che merita di essere letto.
Renzo Montagnoli
http://www.arteinsieme.net/renzo/index.php?m=31&det=1699
mercoledì 31 gennaio 2007
Novità editoriale: ISTANBUL BOUND di Carlo Bordoni
Questa è la storia di una fotografia. La fotografia di una vecchia nave da carico che faceva la spola tra Marina di Carrara e l’Oriente negli anni Trenta. Due fumaioli neri, un albero maestro e sei uomini d’equipaggio. Anzi sette, se contiamo anche me. C’ero capitato per caso, su quella nave diretta a Istanbul: un luogo lontano, irraggiungibile, meta sognata di un viaggio verso l’ignoto. Eppure intuivo che il mare era nel mio destino. Tutte le cose prendono vita dall’acqua e finiscono nell’acqua. Lo sapeva bene il capitano, ossessionato dall’idea di ritrovare un’isola misteriosa, che appare e scompare nel Mediterraneo. L’isola-che-non-c’è, la mitica Ferdinandea, con la quale avevamo tutti un appuntamento fatale. Ma, soprattutto, questa è una storia dal finale inatteso e inquietante. Almeno per me, che non mi sono ancora rassegnato.Carlo Bordoni
ISTANBUL BOUND
Presentazione di Teodor Józef Korzeniowski
Copertina di Piero Orsi
Edizioni Tabula fati
[ISBN-88-7475-116-8]
Pagg. 192 - € 10,00
http://www.edizionitabulafati.it/istanbulbound.htm
domenica 5 febbraio 2006
AGNESE: Recensione di Renzo Montagnoli
L'approccio con questo romanzo, costituito dalla copertina, offre già un'idea di quello che sarà il suo contenuto. Sullo sfondo di una vecchia casa si stagliano le immagini di una giovane signora sorridente che stringe a sé un bimbo vestito già da ometto e con lo sguardo che esprime sorpresa, come se il lampo del fotografo lo avesse colto all'improvviso, fermando in tal modo il trascorrere del tempo all'epoca felice della gioventù. Il fanciullo in questione è lo stesso autore e la dama accanto è proprio Agnese, quella mamma che, nonostante il passare degli anni, resta sempre nei nostri ricordi più belli, mai invecchiata, ma come la si vedeva quando si pendeva dalle sue labbra, quando ci si rifugiava fra le sue braccia protettrici.
Agnese non è però solo il romanzo dei ricordi di un'infanzia, ma anche una pregevole ricostruzione di un'epoca, focalizzata nelle immagini di gite fuori porta con le prime utilitarie, di donne prosperose, pregne di una femminilità familiare e non ancora in lizza con gli uomini nella corsa ai primati di una società che sta crescendo e che diverrà dimentica del suo più genuino e tradizionale passato.
Giovanni ha saputo conservare dentro di sé quelle osservazioni tipiche dei bambini e, da adulto, riesumarle per costruire, grazie a un pregevole collage, un quadro d'insieme non stereotipato, ma naturale, per non definire quasi spontaneo.
E con sapienza sa alternare pagine gioiose ad altre ben più tristi, in un filo conduttore che mai si spezza, perché sempre latente c'è il timore di perdere la madre, il che poi avverrà effettivamente, troncando bruscamente la parentesi della fanciullezza per proiettarlo, con la morte della persona cara, nella realtà degli adulti.
Lo stile è di una sobrietà esemplare, mai greve, e presenta dei veri e propri tocchi di grazia, con pagine che rasentano la poesia, tali sono quelle dove sono espressi gli stati d'animo.
Leggo, per passione, tanti romanzi; di questi, non pochi esauriscono il loro interesse non appena chiusa l'ultima pagina, mentre altri mi accorgo di averli dentro di me, compagni fedeli della mia vita e “Agnese” è fra questi.
Renzo Montagnoli
http://www.arteinsieme.net/renzo/index.php?m=31&det=184
Agnese non è però solo il romanzo dei ricordi di un'infanzia, ma anche una pregevole ricostruzione di un'epoca, focalizzata nelle immagini di gite fuori porta con le prime utilitarie, di donne prosperose, pregne di una femminilità familiare e non ancora in lizza con gli uomini nella corsa ai primati di una società che sta crescendo e che diverrà dimentica del suo più genuino e tradizionale passato.
Giovanni ha saputo conservare dentro di sé quelle osservazioni tipiche dei bambini e, da adulto, riesumarle per costruire, grazie a un pregevole collage, un quadro d'insieme non stereotipato, ma naturale, per non definire quasi spontaneo.
E con sapienza sa alternare pagine gioiose ad altre ben più tristi, in un filo conduttore che mai si spezza, perché sempre latente c'è il timore di perdere la madre, il che poi avverrà effettivamente, troncando bruscamente la parentesi della fanciullezza per proiettarlo, con la morte della persona cara, nella realtà degli adulti.
Lo stile è di una sobrietà esemplare, mai greve, e presenta dei veri e propri tocchi di grazia, con pagine che rasentano la poesia, tali sono quelle dove sono espressi gli stati d'animo.
Leggo, per passione, tanti romanzi; di questi, non pochi esauriscono il loro interesse non appena chiusa l'ultima pagina, mentre altri mi accorgo di averli dentro di me, compagni fedeli della mia vita e “Agnese” è fra questi.
Renzo Montagnoli
http://www.arteinsieme.net/renzo/index.php?m=31&det=184
Iscriviti a:
Post (Atom)