lunedì 16 gennaio 2012

Una bella lettera di un'amica

Ciao Carlotta
mi dispiace molto non essere venuta alla presentazione del tuo libro... eri nei miei pensieri.
Avevo pensato a cosa poter dire... non avrei avuto alcun problema a parlare davanti a tante persone... bè, visto che non sono riuscita a partecipare... dico a te cosa ne penso...
Innanzi tutto, essendo la mia dottoressa è stato ancor più rassicurante pensare alla tua professionalità tenendo in mano il libro, ulteriore conferma delle tue tante doti... doti alle quali io affido la parte più fragile, più bisognosa di me stessa... e poi ti stimo e ti ammiro molto.
Il libro è scritto senza l'utilizzo di fronzoli letterari, non è “barocco”, anzi: scorrevole, piacevole.
Tratta una patologia importante ma non è angosciante, le parti più tecniche, “più mediche” sono rese assolutamente comprensibili, alla portata di persone che per la prima volta si avvicinano ad una patologia psicologica, nonostante questo, si percepisce in modo molto forte la grande competenza medica.
Cassandra ha un problema ma è molto altro: è una ragazza piena di risorse, tra le quali spicca l'ironia e soprattutto l'auto-ironia, segno di grande intelligenza, strategia che molti dovrebbero o potrebbero utilizzare per far fronte alle difficoltà quotidiane.
Cassandra è acuta, profonda, sensibile... ha pensieri, dubbi, domande... comuni a tanti... ci si può facilmente identificare... e poi lotta, cade, si rialza, tenta, ritenta... e per cosa?... bè, per essere come tutti desiderano, desideriamo essere: felici...
Mi dispiace davvero non esserci stata... spero mi racconterai. Sono certa che è stata un successo.
Ci vediamo alla prossima seduta.
Ti abbraccio.
Chiara.

sabato 14 gennaio 2012

mercoledì 21 dicembre 2011

Camminare sulle uova...

Ricordo le prime esperienze con le mie pazienti sofferenti di disturbo borderline.
Ricordo le prime volte in cui ho preso coscienza della loro sofferenza interiore.
Persone che si tagliano, si bruciano, si abbuffano, abusano di sostanze per placare emozioni percepite in modo talmente brutale da essere ingestibili, se non si hanno gli strumenti per farlo.
E io, piccola giovane terapeuta inesperta, impaurita da tanta sofferenza. Attenta a non cadere nelle trappole, in cui invece a volte sono precipitata. I miei supervisori mi mettevano in guardia, mi sgridavano, mi insegnavano. A volte ho sbagliato, ho commesso errori. Ho capito sulla mia pelle quanto fosse difficile aiutare queste persone.
Spesso mi sono arrabbiata con loro perché non facevano ciò che gli insegnavo o con me stessa sentendomi impotente e impreparata in quanto non si vedevano miglioramenti.
Parlare con queste persone è come “camminare sulle uova”. Devi stare attenta a ogni parola perché può ferire come una lama tagliente. E’ come, dice la Linehan, se avessero l’epidermide ustionata e il solo sfiorarle può generare una sofferenza indescrivibile.
Piano piano sono diventata più esperta e sono riuscita ad aiutarle meglio. E’ necessaria tanta forza interiore per non lasciarsi abbattere dalla loro visione catastrofica e distruttiva, tanta pazienza e una visione positiva della vita da trasmettere. Perché loro ti studiano, sono molto intelligenti, capiscono se dici “balle”. Devi essere sincera e comprendono se in quello che racconti ci credi veramente.
Sono pazienti che richiedono un’enorme energia, ma che ti donano tantissimo. Spesso sono le pazienti a cui io mi affeziono di più, perché con loro si vive intensamente anche la terapia.
Da tanto avevo l’idea di scriver e un libro su di loro. Diverse le motivazioni. Prima di tutto volevo far capire alla gente cosa è un disturbo di personalità. Volevo farle sentire più comprese e meno sole. Ho scritto il libro anche come esempio per i colleghi alle prime armi, come sono stata io. Un libro del genere mi avrebbe aiutato molto. Spero con tutto il cuore che qualcuno possa trarne beneficio: fosse anche solo una persona!
Mi piacerebbe tantissimo ascoltare i pareri di chi, incuriosito, ha avuto la pazienza di leggere il nostro libro. Nostro perché sottolineiamolo ho avuto l’onore di scriverlo con una mia paziente, che ha potuto farmi da specchio e farmi capire cosa si impara dalla terapia, i vari vissuti emotivi verso il terapeuta, gli errori che si possono commettere, l’aiuto che se ne può trarre.

C.B.

martedì 20 dicembre 2011

Terrore dell'abbandono e psiche ferita in "Io mi taglio" di Carlotta Bocchi (Gazzetta di Parma, 20/12/2011)


Incidere il tormento nella carne, perché nelle ferite non è il corpo, ma l’anima stessa a sanguinare, ed il sangue è come lacrime, dense di rabbia e disperazione. Io mi taglio. Diario di una borderline (Tabula Fati) è la prima esperienza letteraria di Carlotta Bocchi, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale specializzata nella cura dei disturbi alimentari, e di Cassandra, pseudonimo di una sua paziente. Non si tratta di un’autobiografia, bensì di una storia che, ispirandosi a vissuti reali, illustra le caratteristiche del Disturbo Borderline, nonché il sofferto itinerario terapeutico fino al miglioramento. Il diario, che copre un anno e mezzo di terapia, permette al lettore non solo di seguire, ma di vivere nelle corde più profonde i progressi e i regressi della protagonista, le sue sofferenze più intime. In pagine intense la giovane riversa se stessa e le sfaccettature caoticamente laceranti che definiscono il disturbo. L’instabilità dell’umore che, con la violenza di un’onda, innalza e fa sprofondare, le relazioni tumultuose con gli altri, ora idealizzati, ora svalutati, i picchi emotivi incontrollabili – il deficit nel gestire le emozioni conduce a reazioni estreme, dall’ira all’autolesionismo –, i tentativi di suicidio. L’autostima della protagonista è spesso compromessa, l’immagine che essa ha di sé è convulsa e distorta; ora è attanagliata dal pensiero della propria insensatezza; ora è logorata dalla brama di una non umana perfezione. Poi il senso di vuoto terrifico, il terrore dell’abbandono, e le abbuffate per riempire questo vuoto e gli estenuanti digiuni, quasi a concretizzare nel corpo la volontà di dissolversi. E in fondo, inesorabilmente, una delirante sofferenza. Inestirpabile, finché, grazie agli strumenti terapeutici, non diviene possibile fare passi avanti, intervenendo sui pensieri negativi, sui comportamenti più disfunzionali, esponendosi al rischio di cadere, ancora e molte volte, alla paura di distaccarsi da una malattia che si è quasi cucita sulla pelle. Ma, infine, come una luce salvifica, l’accettazione di se stessi. Il convivere con sé senza più distruggersi. I mostri non scompaiono, ma si impara ad affrontarli, e si spianano le ali – prima tarpate – verso la vita.

Isabella Bonati

domenica 18 dicembre 2011

Anticipazione: AL DI LÀ DELLA FERROVIA di Loredana Pietrafesa

Cinque storie di donne dedicate anche e soprattutto agli uomini, ponti gettati verso la comprensione, l’amore e il rispetto reciproco.
Cinque storie scritte da una donna, non languide o sentimentali, ma dure e sincere.
Storie che urlano, che inducono a riflettere, storie che afferrano e scuotono mentre affascinano e che, per quanto improbabili, affondano le loro radici nella realtà, rispecchiandone i limiti, le assurdità e le contraddizioni.
Cinque storie che richiedono uno sforzo agli uomini che le leggeranno: di andare oltre la propria misoginia e affrontare verità a volte molto difficili da accettare.

Accostandosi alla lettura di queste pagine si prende l’impegno, principalmente con se stessi, di riflettere sulla condizione della donna e della società senza barare mai, ma cercando invece di mantenersi puri come bambini che guardano passare il treno e si chiedono cosa ci sia “al di là della ferrovia”. Domanda banale, ma che pretende risposte complesse, che forse non tutti avranno il coraggio di dichiarare.


Loredana Pietrafesa
AL DI LÀ DELLA FERROVIA
Presentazione di Arturo Bernava
Edizioni Tabula fati
[ISBN-978-88-7475-238-6]
Pag. 96 - € 8,00


sabato 17 dicembre 2011